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We all pray for Egypt!!! 31 January 2011

Posted by seshatblog in Comunicazioni, Letture, Personale.
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There are days in our life we want forget, sometimes some happens and we can’t believe because it’s over our imagination. But from time to time the reality is so shocking that seems a movie.

Last 25th January I was incredulous seeing in TV what was happen in Cairo especially in places that I know very well, as my own: Tahrir Square, Egyptian Museum, Cornish el-Nil, Sharia Qasr el –Ayni and so on… The first thing that make me feel skeptical were images showing a Cairo badly, I thought it was a city back to me more than 25 years ago, when just teenagers I was studied there. At that time was difficult to find anything: food, dresses, books and so on. My mind contrariwise have now others images of the Egyptian capital, more modern than what I saw in TV.

 In second place even I am not entering in political topic, but as I believe in freedom I must say, is that their President did a lot and I saw year by year growing the country in building popular houses, improving transports, cleaning the city, organizing cultural events, opening new libraries, new bookstore and cultural centers. What about the archaeological sites and theatres and Museums in order to valorize the Egyptian heritage, that is a treasure for the entire world, it’s our heritage. And what about the strong action did abroad in order to promote tourism, that means money for all the Egyptian working in it, that are a lot, considering hotels workers, drivers, travel agents, guides and so on. What about books that Egypt was printing by signature of Zahi Hawass translated in all world’s most important languages that divulgate their history and arts?

As archaeologist I must say that I was disgusted to see damaged founds in the Museum in Tahrir and some founds stolen in depots all over the country, because this is not concerning with the request of rights of the Egyptians . This is just a criminal action, as the looting of the houses and shops. I hope nothing will happen in Egypt like it was for the Baghdad Museum in Iraq, not just for my egoism but for the future generations. Consider as I said.

“If”, and sun is shining in Cairo… dedicated to Zahi Hawass, new Minister of Culture 31 January 2011

Posted by seshatblog in Comunicazioni, Letture, Personale.
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‘If’ by Rudyard Kipling

If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too;
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don’t deal in lies,
Or being hated, don’t give way to hating,
And yet don’t look too good, nor talk too wise:

If you can dream – and not make dreams your master,
If you can think – and not make thoughts your aim;
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same;
If you can bear to hear the truth you’ve spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build ’em up with worn-out tools:

If you can make one heap of all your winnings
And risk it all on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breath a word about your loss;
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: “Hold on!”

If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with kings – nor lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much;
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds’ worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that’s in it,
And – which is more – you’ll be a Man, my son!

Rudyard Kipling (1865-1936)

to be continued…

Congratulation, we all are beside You!

Always and forever and ever because our soul was cry.

Il viaggio notturno di RA 7 March 2010

Posted by seshatblog in Letture.
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Per gli antichi egizi Ra era il sole, un elemento naturale che predomina su altri, è il demiurgo. Il sole grande, potente, vitale, ammaliò gli antichi e  stregò anime sensibili di personaggi come Ungaretti, poeta ermetico, ma unversale nella sua essenzialità, la cui poesia Mattino non mi fu mai così chiara finchè non mi trovai a tu per tu con il sole ad altre latitudini rispetto alle nostre, cioè l’Egitto.Lo splendore del sole sorto da poco risvegliò nel poeta forti sentimenti interiori associati alla vastità. M’illumino d’immenso definisce l’idea dell’infinita grandezza percepita attraverso la forma della luce, in cui il poeta intuisce l’Immensità divina: per lui è la luce della creazione.

Ra  è il Dio creatore, Padre degli uomini e degli dei  al vertice della gerarchica divina , tutto esiste in lui e lui è in tutto. Studi recenti hanno dimostrato la raffinatezza del pensiero religioso egizio e dall’errata definizione di politeismo siamo gradualmente passati ad enoteismo, ma Champllion disse già nel 1839 che “la religione egizia è puro monoteismo che si manifesta esteriormente in politeismo simbolico”.

Considerare Ra come “il dio sole è assai semplicistico non adatto ad una speculazione esatta e puntuale tipica del pensiero egizio. Ra è l’origine di tutto e la sua autocoscienza, detta creazione è immanente ed è specchio del cielo. La comparso all’orizzonte durante la prima volta zep tepy produsse il concetto di tempo e definì uno spazio. Con il tempo nacque anche l’eternità come si evince dai capitoli 75-80 dei Testi dei Sarcofagi che  illustrano una visione spaziale dell’universo  in cui Ra afferma: “Sono uscito fra le sue gambe  e sono venuto all’esistenza nelle sue braccia, ho creato lo spazio nel suo corpo…” . il forza che consente creazione del sole e lo sviluppo è  Shu che è anche l’eternità neheh. “La via dell’eternità neheh è il cammino di suo padre Ra” .

L’eternità neheh è ciclica e si oppone a quella djet continua e lineare, djet esiste in neheh e trae energia da essa perchè tempo e spazio sono strettamente uniti tra loro in quanto generati entrambe dalla separazione di Geb da Nut e sono incarnate da RA ed OSIRIDE.

Nei testi delle Litanie di Ra  il sovrano riposa nella Duat (aldilà) si identificherà con il sole e diventerà  il successore di Ra, nonché il “benu” misterioso, cioè l’airone azzurro.Riposa “in cielo, nei campi di Ra”, e “all’orizzonte, nei Campi dei Giunchi.Attraversa la terra come Ra e pronunzia giudizi come Thot”.
Il rituale, dopo un’altra invocazione all’Occidente, termina proclamando che il defunto è in cielo e in terra:”Il suo ba appartiene al cielo e riposa colà, il suo corpo è per la terra, fra gli dei””Il cammino del re è come quello di Ra … egli viene in esistenza come Khepri. Egli rivive di ciò di cui tu vivi,in verità,in verità”.

Shadi Abdel Salam…la magia del sognatore 4 June 2009

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cu02Arduo è trasmettere al lettore la forza delle sensazioni suscitate dalle immagini, i colori, la sequenzialità, ed ancora più difficile discorrere di uomini geniali che poche persone hanno conosciuto. Mentre se parlassi di Tutankhamon evocherei ricordi scolastici o reportage, effettuati da questa o quella televisione, risulta assai complesso riferire di immagini passionali prodotte da un regista egiziano che l’occidente ha conosciuto, amato ed apprezzato solo in nicchie elitarie: Shadi Abdel Salam.

 Proprio a Shadi Abdel Salam la Bibliotheca Alexandrina dedica uno spazio espositivo permanente, dal titolo The world of Shadi Abdel Salam. I libri, gli arredi antichi e raffinati, i disegni, i costumi, le foto, con Roberto Rossellini nella sua stagione egiziana, o Elizabeth Taylor nella Cleopatra di Mankiewicz, testimoniano un mondo sontuoso e antico, un immaginario percorso da inesaurite ossessioni faraoniche e dominato dalla grandiosa eredità del passato, determinanti, al pari della tradizione islamica e della lingua araba, nella formazione della cultura e dell’identità egiziane moderne.

La sua personalità ebbe una notevole importanza nell’ambito cinematografico locale, e se inizialmente fu confinato a ruoli secondari,  la sua genialità e sensibilità creativa lo condussero a lavorare accanto ad illustri maestri di fama internazionale come Roberto Rossellini che lo lanciarono.

I suoi film rivelano l’orgogliosa dignità di appartenenza ad una civiltà antica e nobile come quella egizia, egli si sentiva infatti figlio del Nord e del Sud poiché la sua famiglia proveniva da Minya e da Alessandria. Il legame maggiore però era con Minya, luogo natale, di cui, sebbene non vivendoci più, ne  amava la parlata, le antiche tradizioni, i costumi, la forza morale della sua gente , nonché il colore, quello che illuminava i suoi occhi di artista. Si definiva a tal proposito figlio del Said, che rappresenta l’Egitto vero, l’Egitto dei faraoni.

Al-momiaa, considerato il miglior film del periodo nasseriano, fu ispirato a Shadi dalla spedizione archeologica di Maspero del 1881 a Deir el-Bahari, che portò alla scoperta della dimora delle mummie reali: anche allora importanti mercanti di antichità, quali Abd-er-Rassoul Ahmed, Sheik Abd-el-Gurna e Mustafa Aga Ayad, in accordo con i fellahyn, governavano i traffici delle antichità egizie e ne ostacolavano il recupero da parte delle autorità.

Quale uomo colto, ed attento protagonista della vita culturale egiziana, Shadi trovò ispirazione per il suo eclettico mercante Ayub, del film Al-momiaa,  da uno straordinario uomo e collezionista d’arte Maurice Nahman che possedette nel pieno centro del Cairo una leggendaria galleria con reperti assai importanti confluiti nei musei egizi di tutto il mondo. Il nome di Maurice Nahman affiora, suggestivo e imprevisto, nella trama fantastica di Shadi,  definito il faraone dei registi egiziani, ed offrendogli un modello più vicino e colto di mercante, rispetto a quelli ottocenteschi, di cui pur parlava Maspero nelle sue cronache archeologiche.  Maurice Nahman morì nel marzo 1948 e la sua galleria, passata agli eredi, fu poi requisita in età nasseriana, ma la sua fama di antiquario sopravvisse, e, venti anni più tardi, il grande scenografo e regista alessandrino, Shadi Abdel Salam si sarebbe ispirato, secondo alcuni, a lui per il personaggio di Ayub, il misterioso e ambiguo mercante del film Al-momiaa (The night of counting the years, 1969).

COME HAWASS SI INNAMORO’ DI APHRODITE 15 April 2009

Posted by seshatblog in Curiosità, Letture.
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zh_aphrodite_thumbnailZahi Hawass mi sorprende sempre. Mi ha sempre parlato di una dea che catturò il suo cuore agli inizi della sua esperienza come archeologo, mi ha raccontato anche di quando, per ripicca, a causa di un no di una fanciulla ad un suo invito, dimostrò di poter fare molto per ascendere nella società con l’archeologia… Io sorridevo perchè pareva una fiaba, quelle belle che solo quando si è bimbi si sente raccontare , ma lui mi ripetè ancora lo scorso Novembre che sarebbe andato a cercare quella famosa statuetta di Aphrodite e me l’avrebbe mostrata, ed io continuavo a sorridere. Ora, finalmente, ho visto la statuetta e so che il racconto è realtà.  La stauetta non è in stile egizio, ma di epoca ellenistica e lui dice che fu quel minuto viso e il suo corpo sensuale ad ammaliarlo…per sempre  http://www.drhawass.com/writings

IL CAPPELLO “FEDORA” DEL PROF. HAWASS 10 April 2009

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lanternaEcco dunque ancora il Prof. Zahi con il suo cappello, che usa da sempre, in una foto scattata per National Geographic. Qui si vede la mano di esperti fotogtafi e creatori di immagine. In sostanza altri hanno enfatizzato ciò che era un suo modo di essere, infatti  Hawass non usa gli occhiali da sole e l’abbagliante luce del deserto può essere attutita solo se si usa una copertura sul capo abbastanza ampia, cioè un cappello. Leggo invece spesso che questo elemento è visto come segno negativo delle sue capacità specifiche (http://it.wikipedia.org/wiki/Zahi_Hawass). Peccato appigliarsi ad un cappelloindianjones che in ogni caso ha una sua indiscussa valenza vista la tipizzazione di Indy o fatto insiscusso che wikipedia usi l’icona del fedoracapoe3ywca40z1mecapckaakcajh5fkzca3n0w5cca8ckc2icanh1n6acakvct1sca6la841ca0xmi7ucapmwk78cayc1k9mcalzmiq0ca0fqlimca6p085rcalwhivtcadazlc7ca04ao7ocarjpt11 per il portale di archeologia! In ogni caso la mania del cappello do Hawass ha portato alla vendita, per beneficienza. di repliche con uno scopo nobilissimo quello di  reperire i fondi per la realizzazione del primo museo egizio per ragazzi con apparati didattici e laboratori.

VIRTUAL TOUR IN EGYPT: ABU SIMBEL (1) 28 March 2009

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L’ansa del Nilo, che abbraccia i monumenti di Abu Simbel (http://www.abusimbelexpo.org/estas/Abu%20Simbel.html), è considerata uno dei più suggestivi ed affascinanti siti archeologici dell’Egitto. Il luogo, denso di fascino, pare riecheggiare arcani rituali in memoria del grande sovrano, dio in terra, Ramesse II, e della sua amata consorte Nefertari, a tal punto che nessuna parola può definire con precisione l’imponenza dei due templi. Ciò è comprensibile solo quando si è dinanzi al maestoso tempio di Ramesse II, sublime gioiello e perla di rara perfezione.

Le immense statue, che delineano la possanza del re, incutono un doveroso rispetto, immobili e ieratiche custodiscono silenziose l’ingresso del sacrario e la loro presenza porge a noi il ricordo di un tempo lontano in cui gli antichi le veneravano.

Se i viaggiatori del vecchio mondo fossero giunti al cospetto dei templi di Abu Simbel li avrebbero certamente considerati una delle meraviglie dell’antichità, ma la saggezza del tempo è infinita e il lento fluire degli anni li ha occultati con veli di sabbia, quasi a preservarli, a proteggerli, a condurre le loro perfette forme nell’oblio. Tutto fu dimenticato, perso nell’arco della storia fino a quando lo svizzero Johann Ludwig Burckhardt, nel 1813, ha sollevato il sipario di questo palcoscenico di pietra.

Quando il progetto dell’Alta Diga di Assuan e’ stato ultimato nel 1964, l’UNESCO ha lanciato un appello internazionale per salvaguardare i due templi prima che venissero sommersi dalle acque e ancora una volta allontanati dagli occhi del mondo, ma questa volta per sempre. E’ così che i due edifici sono stati smontati, le loro pietre tagliate e trasportate più in alto di circa 60 metri, sulle stesse colline, quindi rimontati rispettando l’antico orientamento.

Il grande complesso di Abu Simbel è considerato il tempio della Nubia più raffinato per motivi che, prescindendo dallo spirito romantico insito nel monumento, sono più prettamente tecnici, ma non per questo meno importanti. Si tratta della sua composta architettura che all’esterno anima la montagna con un’alternanza di pieni e vuoti, creati perché la luce rifrangendosi compisse il miracolo della creazione inondando la parete rocciosa di leggiadria inusuale con meravigliosi aggetti  realizzati in perfetta simbiosi con l’ambiente. L’interno invece  pare uno scrigno in cui le sale adducenti al sacrario, meticolosamente proporzionate custodiscono rare scene storiche e religiose. Un’iscrizione qui rinvenuta, datata al 35° anno di regno di Ramesse II, circa il 1227 avanti Cristo, ne stabilisce la  datazione: il monumento ha infatti più di 3200 anni.

La facciata del tempio ha proporzioni ciclopiche: e’ stata scolpita nell’arenaria per un’altezza di 33 metri, è larga 38 metri e  ha una profondità di 62 metri.

Se vogliamo essere in grado di apprezzare in pieno le sue dimensioni, che qui si diluiscono nell’immensità del deserto, dovremmo cercare di immaginare  Notre Dame di Parigi o la Basilica di San Pietro a Roma e pensarle intagliate nella montagna, in un unico blocco, come è capitato per questo tempio…CONTINUA…

IL PORTO SEPOLTO 25 March 2009

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alex98-cg108Vi arriva il poeta

e poi

torna alla luce

con i suoi canti

e li disperde

 

Di questa poesia

mi resta

quel nulla

d’inesauribile

    segreto

              

  Giuseppe Ungaretti

 

 

 

L’iniziatica mostra  sull’ Egitto  in esposizione a Venaria Reale (TO) mi ha riportato alla mente una poesia di Giuseppe Ungaretti  il quale vivendo la sua fanciullezza e adolescenza ad Alessandria d’Egitto rimase indubbiamente attratto dal fascino esclusivo di questa cittadina mediterranea sulle sponde dell’Africa. Le leggende che vi circolavano erano sicuramente ricche di quell’esotismo che caratterizza i racconti delle Mille e Una Notte e il porto era l’elemento catalizzante in cui si celava l’onnipresente e glorioso passato del paese, il mistero, il simbolo, la conoscenza occulta. Sprofondare nelle acque di Alessandria  è come un rito di purificazione, dal quale scaturisce una poesia nuova. I canti  del poeta riaffiorano da quel limbo segreto dissolvendosi nel mistero dell’esistenza umana. La luce , il buio delle profondità marine, come del resto l’acqua, l’abisso, il segreto  fanno parte dei concetti guida della poesia ungarettiana. Sotto il mare sono nascosti i simboli che servono per riconoscersi e pare che Robert Wilson, ideatore della scenografia della mostra si sia proprio ispirato a tali elementi.