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FLORA E FAUNA EGIZIE: CHE CONNUBIO! 14 June 2009

Posted by seshatblog in Ricerche e Studi.
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userkafp7Il tempio funerario della piramide di Userkaf, V dinastia, a Saqqara, custodisce scene a bassorilievo di raffinata esecuzione che decoravano i vani della struttura funeraria. Il frammento parietale proposto rappresenta uno spaccato della vitalità della palude, in cui campeggia un gruppo di uccelli che affolla il papireto, il sapore dell’insieme è simile ad una tavola enciclopedica.47G36

In origine il reperto era policromo, infatti l’estremità in basso a destra conserva deboli tracce dell’originaria e brillante colorazione. Volatili di varie specie sono ritratti sostare sulla vegetazione, mentre altri volteggiano in aria, tra questi si scorge una farfalla.

La scena è impostata seguendo un preciso ordine geometrico verticale enfatizzato dall’allineamento degli steli dei papiri e sdrammatizzato dalle infiorescenze a ventaglio su cui sono accuratamente ritratti, un’upupa , un falco , un airone , un ibis , un martin pescatore  , gallinelle d’acqua   ed un tarabuso . La descrizione dei particolari delle singole specie rende il frammento simile ad una campionatura zoologica. La resa realistica della fauna è un buon complemento alla descrizione geometrica della flora, quasi un connubio tra il rigoroso linguaggio matematico e quello artistico.

La raffinata esecuzione, gioia di zoologi e botanici, intende rappresentare animali e piante come creature di Ra, il sole, il  cui culto  è  predominante nella V dinastia.  Poco lontano dalla sua piramide, a nord dell’attuale Abu Sir, il re Userkaf aveva infatti costruito il primo tempio solare conosciuto, delimitato con mura, ma ipetrale e al cui centro su un alto podio si ergeva un obelisco, immagine aniconica del dio.

Il tema di volatili e paludi, caro alla cultura egizia, trova massima espressione stilistica nelle decorazioni dei palazzi che sorgevano a Tell el-Amarna, capitale durante il regno di Amenofi IV. Qui le rappresentazioni non sono scolpite sulle pareti, ma campivano interi pavimenti. Il Museo Egizio del Cairo ne conserva superba testimonianza con un frammento che illustra un cespuglio di fiori di loto ed un altro di papiri, da dove alcune anatre spiccano il volo. Come nei rilievi dell’Antico Regno le scene non sono puramente illustrative, ma desiderano ricordare il creato che ogni giorno era vivificato dai raggi del sole, enfasi del culto amarniano di Aton.

 Lo sfondo delle pitture, neutro, può evocare sia il cielo sia l’acqua, ma forse intende esplicitare il concetto del nulla, il caos da cui ebbe inizio la creazione. La libertà di tratti, la scioltezza con cui il pennello campisce le linee essenziali dei soggetti, e l’armonia della composizione superano la mera volontà di descrizione che testimonia comunque la maestria tecnica acquisita dai pittori egizi, non più semplici artigiani, ma filosofi.

Il significato simbolico, di loto e papiro, visti come principio della vita, è attestato in Egitto, fin dalle Origini, nelle scene di caccia che decorano le pareti delle tombe, dove il defunto sperava in tal modo di esorcizzare le forze negative, tipiche del caos primevo, e per trasposizione trionfava sulla morte. Sul finire del Nuovo Regno, tali immagini simboliche si diffusero largamente provocando la rarefazione del loro significato rituale, e forse furono colte solo come una vivace descrizione del divenire nel suo aspetto materiale. © Copyright M.S.M.

Il dio Bes 13 June 2009

Posted by seshatblog in Ricerche e Studi.
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P31111738eIl Libro dei Morti, cap. CXXXIII, riferisce “ Egli non ha detto cosa ha visto, né ha ripetuto ciò che ha udito nella dimora del dio dalla faccia misteriosa” e ancora nel cap. CLXI “Che nessun estraneo conosca ciò che è un mistero che il volgo deve ignorare. Non rivelarlo ad alcuno fuorché tuo padre, tuo figlio, a te stesso. E’ un vero mistero conosciuto da ogni uomo”.

Il termine mistero trova rispondenza etimologica nel verbo semitico satar, cioè nascondere, da cui deriva mustar “nascosto”. In senso iniziatico il termine è reso nella lingua egizia  con bes-sheta , dove si osserva il Petrocephalus bane , un pesce posto su un paio di gambe deambulanti  che  significa introdurre, portare a, iniziare qualcuno in qualcosa. Letteralmente bes-sheta equivale ad iniziazione segreta. Il pesce in molte civiltà rappresenta l’essere in grado di muoversi nella corrente astrale. Interessante è osservare che besw , con il determinativo di uomo che porta la mano alla bocca, esprime ciò che non deve essere detto, quindi stare zitto. Al concetto besw, interpretabile come iniziare qualcuno in qualche cosa, si associa il nome del dio Bes , la grottesca divinità che veglia sul sonno, e che per tale motivo fu usato quale elemento decorativo di letti e poggiatesta. Patrono dell’iniziazione è identificato con il guardiano della soglia della conoscenza.

Immagine 01Dal Medio Regno il materiale archeologico con l’iconografia di Bes diventa consistente. Il dio è rappresentato come un nano o pigmeo deforme, a gambe arcuate, in posizione stante, quasi aggressiva come se volesse ostacolare il cammino a qualcuno. La maschera grottesca che copre il viso, spesso a carattere leonino, è ornata da una larga barba, con la lingua che è volutamente esibita, sta a noi coglierne il significato. Il capo è ornato da foglie che, in epoca tarda, si confondono con delle piume. Il corpo è sovente coperto con una pelle di felino la cui coda, penzola tra le gambe e nel reperto si osservano le zampe su spalle e cosce. L’attitudine vigilante ed aggressiva è talvolta accentuata dalla spada con cui appare in statuette, amuleti o raffigurazioni del Libro dei Morti.

Bes è talora un musicante, suonatore di lira, di timpano o flauto con chiaro riferimento al ruolo che la musica svolgeva nel rituale iniziatico. A tal proposito Aristofane riferendosi al viaggio di Eracle agli inferi ebbe a dire “ tu vedrai serpenti e terribili bestie selvagge in gran numero… e poi verrà verso te un soffio di flauto…”

In quanto dio patrono del sonno, e nello stesso tempo iniziatore misterico, è palese il rapporto tra sonno e iniziazione. Plutarco afferma “non è senza un’ispirazione divina colui che ha detto che il sonno equivale ai piccoli misteri della morte, perché il sonno è realmente una prima iniziazione alla morte” e Plotino precisa “il vero risveglio consiste nello svegliarsi fuori dal corpo..”. Nella piramide di Pepi II a Saqqara, i Testi delle Piramidi svelano “Tu dormi e tu ti svegli, tu muori e tu vivi”. Riferito all’iniziazione il sonno non è quello fisiologico, ma si tratta invece di uno stato lucido, autocosciente.

Come guardiano, Bes trova riscontro in Dioniso, anch’esso iniziatore misterico, causa di liberazione, ma nello stesso tempo “guardiano della prigione” che Plotino identifica nel corpo.Bes fornì la propria immagine ad amuleti, diffusi soprattutto in epoca tarda e a strumenti magici quali i crotali eburnei ove figurano esseri del mondo soprasensibile.

Comunemente tali sembianze di Bes sono trascurate a favore esclusivo degli aspetti materiali della vita con cui si legava come la danza, la musica, il sonno, e la nascita in senso stretto, divenendo così protettore delle nascite, e dei bambini.   © Copyright M.S.Mazzanti

OBAMA E IL SEGNO HR 8 June 2009

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ZH_Obama2Come ogni illustre personaggio che si rispetti anche il Presidente americano Barak Obama è stato condotto alle piramidi con una guida d’eccezione il Prof. Zahi Hawass.

L’incontro è stato molto amichevole ed è durato oltre il previsto perchè Obama ha esplorato, e non era in programma, la camera funeraria della grande piramide.

Quindi il gruppo si è diretto a visitare le tombe di Qar e Idu, qui Obama osservando i geroglifici ha notato un segno assai curioso , il segno hr (her) la faccia, uno dei pochi geroglifici rappresentati di fronte, infatti da esso deriva anche la preposizione “davanti, sopra”.obama-barack-230-3 La forte somiglianza tra il geroglifico e il Presidente , infatti, è dovuta alle orecchie “a sventola” ed in questo caso ha dimostrato un buon livello di auto ironia!

Il fascino di Cleopatra 6 June 2009

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Alcune sequenze dello spettacolo realizzato per onorare il personaggio di Cleopatra alla fiera del Libro di Torino al Lingotto. Spettacolo che è stato onorato dalla presenza del Prof. Zahi Hawass.

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UN NUOVO FILM? 5 June 2009

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3512026911_84dbe80374Simpatico fotomontaggio che ritrae il nostro leggendario amico Zahi Hawass nei panni di Indiana Jones…

Molti egittologi si sarebbero adirati, ma lui ne sorride beato.

I sogni si avverano solo se si  crede in essi veramente.

Shadi Abdel Salam…la magia del sognatore 4 June 2009

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cu02Arduo è trasmettere al lettore la forza delle sensazioni suscitate dalle immagini, i colori, la sequenzialità, ed ancora più difficile discorrere di uomini geniali che poche persone hanno conosciuto. Mentre se parlassi di Tutankhamon evocherei ricordi scolastici o reportage, effettuati da questa o quella televisione, risulta assai complesso riferire di immagini passionali prodotte da un regista egiziano che l’occidente ha conosciuto, amato ed apprezzato solo in nicchie elitarie: Shadi Abdel Salam.

 Proprio a Shadi Abdel Salam la Bibliotheca Alexandrina dedica uno spazio espositivo permanente, dal titolo The world of Shadi Abdel Salam. I libri, gli arredi antichi e raffinati, i disegni, i costumi, le foto, con Roberto Rossellini nella sua stagione egiziana, o Elizabeth Taylor nella Cleopatra di Mankiewicz, testimoniano un mondo sontuoso e antico, un immaginario percorso da inesaurite ossessioni faraoniche e dominato dalla grandiosa eredità del passato, determinanti, al pari della tradizione islamica e della lingua araba, nella formazione della cultura e dell’identità egiziane moderne.

La sua personalità ebbe una notevole importanza nell’ambito cinematografico locale, e se inizialmente fu confinato a ruoli secondari,  la sua genialità e sensibilità creativa lo condussero a lavorare accanto ad illustri maestri di fama internazionale come Roberto Rossellini che lo lanciarono.

I suoi film rivelano l’orgogliosa dignità di appartenenza ad una civiltà antica e nobile come quella egizia, egli si sentiva infatti figlio del Nord e del Sud poiché la sua famiglia proveniva da Minya e da Alessandria. Il legame maggiore però era con Minya, luogo natale, di cui, sebbene non vivendoci più, ne  amava la parlata, le antiche tradizioni, i costumi, la forza morale della sua gente , nonché il colore, quello che illuminava i suoi occhi di artista. Si definiva a tal proposito figlio del Said, che rappresenta l’Egitto vero, l’Egitto dei faraoni.

Al-momiaa, considerato il miglior film del periodo nasseriano, fu ispirato a Shadi dalla spedizione archeologica di Maspero del 1881 a Deir el-Bahari, che portò alla scoperta della dimora delle mummie reali: anche allora importanti mercanti di antichità, quali Abd-er-Rassoul Ahmed, Sheik Abd-el-Gurna e Mustafa Aga Ayad, in accordo con i fellahyn, governavano i traffici delle antichità egizie e ne ostacolavano il recupero da parte delle autorità.

Quale uomo colto, ed attento protagonista della vita culturale egiziana, Shadi trovò ispirazione per il suo eclettico mercante Ayub, del film Al-momiaa,  da uno straordinario uomo e collezionista d’arte Maurice Nahman che possedette nel pieno centro del Cairo una leggendaria galleria con reperti assai importanti confluiti nei musei egizi di tutto il mondo. Il nome di Maurice Nahman affiora, suggestivo e imprevisto, nella trama fantastica di Shadi,  definito il faraone dei registi egiziani, ed offrendogli un modello più vicino e colto di mercante, rispetto a quelli ottocenteschi, di cui pur parlava Maspero nelle sue cronache archeologiche.  Maurice Nahman morì nel marzo 1948 e la sua galleria, passata agli eredi, fu poi requisita in età nasseriana, ma la sua fama di antiquario sopravvisse, e, venti anni più tardi, il grande scenografo e regista alessandrino, Shadi Abdel Salam si sarebbe ispirato, secondo alcuni, a lui per il personaggio di Ayub, il misterioso e ambiguo mercante del film Al-momiaa (The night of counting the years, 1969).

Meresamun, segreti di una sacerdotessa. 2 June 2009

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herlife1Il Museo dell’Istituto Orientale di Chicago, possiede sin dal 1920 la mummia e il cartonnage di Meresamun grazie a James Henry Breasted suo fondatore. La pubblicazione del reperto però risale solo al 1995 ed è stata oggetto di una mostra temporanea ancora in corso.

Mereamun visse all’epoca della XXII dinastia attorno all’800 a.C. e sul suo cartonnage si può leggere oltre al nome anche il titolo”Cantatrice del del tempio di Amun” il che dimostrerebbe l’importanza della musica nel culto degli antichi egizi.

Che tipo quel Borchardt!!! 1 June 2009

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borchardt-1Quando all’Università e al Museo Egizio si studiavano  i rapporti di scavo delle grandi Missioni straniere in Egitto, che avevan ritrovato meraviglie, certo non si pensava a dovere formulare giudizi personali sugli studiosi e sulla correttezza del loro modo di procedere. Si valutavano solo le loro tesi, quando ne formulavano, e basta. Tutto ciò che  potevamo fare era dissentire o concordare.

E’ passato molto tempo da quella volta e lavorando sul campo e si impara ad osservare che succedono delle grosse bizzarrie, e  che spesso la “spintarella” fa lavorare persone   disposte a tutto pur di affermarsi.

Una volta un direttore di uno scavo esultò trionfante dicendo che avevano trovato una tomba. Chiedendo  quali reperti fossero stati rinvenuti  la risposta corale che  accomunava un docente universitario, un assitente universitario, un archeologo regionale italiano, una dottoranda, fu “Uno specchio! Delle ossa!”. Si trattava in realtà, di un misero fondo di vetro iridescente (perchè antico!!!). Fu un vero peccato perchè in un contesto del I secolo sarebbe stato bello trovare specchi in vetro?! In quanto alle ossa erano di capride.

Ed ancora: da uno scavo sparì un’importante moneta d’oro, vista da tutti i lavoranti, durante la fase di recupero e che fu donata ad una giovin praticanda ,dal direttore di scavo, per ingraziarsela! Fortunatamente l’inganno fu smascherato e la moneta tronò a posto, ma ci vollero alcune settimane che provocarono l’ira del docente che aveva raccomandato il direttore, non perchè avesse commesso una stupidaggine giovanile, ma perchè era figlio di persona influente che avrebbe fatto ritorsioni, dunque sarebbe stato meglio soprassedere!nefertiti_jjl1

Non c’è forse da stupirsi allora di un episodio che riguarda il famoso archeologo Ludwig Borchardt, scopritore del busto di Nefertiti , fondatore dell’Istituo Tededsco di Archeologia del Cairo e formatosi alla scuola di Adolf Erman. Egli sposò Emilie Cohen una facoltosa esponente della società di Francoforte mecenate di molte associazioni e circoli culturali, per cui egli potè dedicarsi completamente alla ricerca.

Nel 1887-88 egli lavorava al Museo di Berlino e si cimentò alla riproduzione di antiche tavolette cuneiformi. Borchardt ne nascose una  prodotta da lui in una scatola insieme ad altre autentiche e il famoso assiriologo Felix Peiser non si accorse di nulla, ma si entusiasmò all’idea di poter presto pubblicarne il contenuto proprio di quella tavoletta perchè parlava di logaritmi.(A. Erman- Mein Werden und mein Wirken, Leipzig, 1929, pag 230). Se Borchardt non avesse all’epoca avuto il coraggio di dichiararsi come autore del reperto ( e della burla) forse oggi leggeremmo ancora dell’importanza di quel reperto nei testi di algebra!