Pietro Antonio Colazzo è morto a Kabul. Memoria del divenire (2) 27 February 2010
Posted by seshatblog in Comunicazioni, Personale.trackback
Ieri mattina la notizia della morte di Pietro Antonio Colazzo mi è giunta come una saetta, netta, folgorante. Di lui i ricordi si accavallano e sento il bisogno di parlare per poter digerire una notizia tanto nefasta.
Dopo la laurea Piero si fermò a Roma, a termine del servizio militare, il lavoro scarseggiava e seppure le sue doti nella linguistica semitica fossero senza eguali, non c’era posto negli Atenei, che talento sprecato! Io lo incontravo quando lavorava alla Difesa perchè colà frequentavo un corso di dottorato, ed ogni volta che ci vedevamo era un entusiasmarsi ancora per semplici versi, per la semantica, la filologia, cumuli di libri di linguistica erano sparsi ovunque nel suo appartamento. Capii che lavoro aveva iniziato a svolgere e sebbene non parlasse, i suoi occhi verdi e profondi come il mare del Salento, che tanto adorava, comunicavano ogni sentimento ed emozione.
Mi chiamò l’ultima volta circa due anni fa dicendo che sarebbe partito per una missione delicata, che non ci saremmo sentiti per un po’…
Mi scrisse una breve poesia al tempo in cui eravamo in Egitto
“Ti attendo, come un autobus a Tahrir…in corsa”





POSSO SOLO DIRTI CHE ANCHE NON AVENDOLO CONOSCIUTO..POSSO DIRE CHE è STATO UN GRANDE..PROPRIO GRANDE !! ADDIO PIETRO..