La memoria del divenire. Pietro Antonio Colazzo ergo: Piero (1) 27 February 2010
Posted by seshatblog in Comunicazioni, Personale.trackback
Esistono momenti della nostra povera esistenza umana che entrano per sempre nel nostro DNA , ci seguono accompagnandoci per tutta la vita, ci distinguono, e sono sempre vivi e vicini abbattendo confini spazio-temporali. Ed eccomi entrare alle nove del mattino in un’aula dell’Università di Lettere di Torino- dipartimento di orientalistica- Lezione di arabo. I banchi sono disposti a ferro di cavallo, e una trentina di persone mal contate siede attenta copiando i segni svolazzanti tracciati alla lavagna con calma dal docente il Prof. Federico Peirone. Io sono in seconda fila e ciò che vedo è ormai familiare da qualche mese, è semplice, naturale. I mormorii al termine sono del tipo: non fa per noi. Seconda lezione, gli studenti si sono ridotti a circa dieci. Terza lezione siamo pochi: Gutermann, De Benedetti, Pappalardo, Dolatshai,Colazzo e Mazzanti. Avrei poi scoperto che i primi tre avevano già frequentato l’ anno precedente, una iraniana proveniente da Roma, ma quelli effettivamente “nuovi” eravamo solo Piero ed io. Scambio rituale di indirizzi perchè scopriamo di possedere la stessa passione per lo studio, la stessa sensibilità, una dimestichezza unica nella comprensione, nella scrittura e nella pronuncia dell’arabo che tutti i corsisti, anche quelli quadriennali ci invidiano.
Da quel momento saremo sempre insieme. Ho letto da qualche parte nelle news, che da ieri si rincorrono sul internet, che hai studiato all’Orientale di Napoli, ma non è vero, non sanno di te che hai calcato il suolo piemontese e ti sei formato con docenti ( Fabrizio Pennacchietti, Federico Peirone, Ayyad al -Abbar) che sono stati per noi stimoli infiniti di conoscenza, che hanno saputo trasformare in una ferma realtà i sogni. Ogni volta uscivamo sempre più tardi dall’Ateneo con i volti trasfigurati ed appagati per le conquiste raggiunte…
Caro Piero, ricordi la preparazione per gli esami, le discussioni filologiche con il Prof. Fabrizio Pennacchietti? Le nostre paure, le speranze dei nostri primi giorni d’ Università? Ingurgitavamo libri con la stessa facilità con cui si beve un bicchiere d’acqua, ma quella fonte non ci dissetava a sufficienza: allora ci tuffavamo sempre più incessantemente nella ricerca. Gli anni univeristari a Torino volarono in fretta. Tu avevi contaminato me con le tue follie filologiche, ed io te con le mie pazzie archeologiche. Che fare? Il tempo non si poteva fermare, ma noi avevamo pensato di ingannarlo brevemente. Partecipammo alla selezione per le borse di studio del Ministero per gli Affari Esteri: vincitori, destinazione Egitto. Avremmo studiato ancora un anno insieme sulle sponde del Nilo per preparare la Tesi e mai pensavamo di vivere avventure indicibili che forse varrà la pena di narrare perchè bisogna che si sappia come si formano i Grandi Spiriti.
Ricordo che tu partisti da Roma per il Cairo agli inizi di dicembre del 1985 ed io ti raggiunsi partendo da Milano circa quindici giorni dopo. Ricordo la prima bevanda sorseggiata all’Ibis Cafè dello storico Hotel Nile Hilton, che come te sta subendo una trasformazione (diventerà il Nile Carlton Ritz 7 *), era una Coca-Cola ed erano all’incirca le 3,30 del mattino. C’eravamo solo noi sprofondati nei divanetti di velluto amaranto attorniati da esotiche stilizzazioni lignee di fiori di loto. Ti rammentai le raccomandazioni di tuo padre e tu facesti lo stesso con quelle di mia madre. Una strana euforia ci impedì però di chiudere occhio per tutta la notte, come è capitato a me questa notte dopo la notizia appresa ieri mattina da un servizio di Studio Aperto: sei morto, solo che oggi non è gioia ciò che mi ha tenuto sveglia, ma un profondo dolore fisico. Amavi le poesie e Freddy, il nostro mitico Prof. Federico Peirone, ci introdusse un autore che adoravi Khalil Gibran, sarebbe anche il tuo pensiero, erano le parole di commiato del Profeta…
…Addio, popolo d’Orfalese.
Questo giorno è finito.
Si chiude su di noi come il giglio acquatico sul suo domani.
Serberemo quello che qui ci è stato donato,
E se non sarà sufficiente,
ci ricongiungeremo per tendere ancora le mani verso colui che dà.
Tornerò a voi, non dimenticatemi.
Sarà tra breve,
e il mio anelito raccoglierà polvere e saliva per un altro corpo.
Sarà tra breve,
un attimo di calma nel vento e un’altra donna mi partorirà.
Addio a voi e alla giovinezza trascorsa con voi.
Appena ieri ci incontrammo.
Voi avete cantato per me nella mia solitudine
e io ho costruito una torre nel cielo con i vostri desideri.
Ma ora il nostro sogno è finito,
è volato via il sonno e non è più l’alba.
Il mattino volge al termine,
il nostro dormiveglia si è trasformato nella pienezza del giorno,
e dobbiamo separarci.
Se ancora una volta ci incontreremo nel crepuscolo della memoria,
parleremo nuovamente insieme,
e il canto che voi intonerete sarà allora più profondo.
E se le nostre mani si toccheranno in un altro sogno,
costruiremo un’altra torre nel cielo…
Ho ripensato alla frequentazione della scuola Madrasat el Orman, all’Università di Giza e Ayn Shams, ai compagni di ogni nazionalità, alle nostre spaghettate, al viaggio in treno fino ad Aswan. Cantavi come un usignolo, declamavi e scrivevi poesie, adoravi i fiori e tutte le piccole cose, ma eri temerario . Ricordi? Ricordi quando dopo tre giorni dal mio arrivo io insistetti per anadare a vedere le piramidi e tu mi rincorrevi per strada dicendo” Non siamo in grado di capire ciò che dicono, abbiamo studiato l’arabo classico e qui parlano il dialetto, non sappiamo dove andare!” .Io mi ostinai a voler raggiungere comunque a piedi, in una giornata uggiosa, Giza. Impiegammo 6 ore per arrivare al loro cospetto ed era già buio pesto, dopo un percorso travagliato sotto la pioggia, tu fosti scaraventato in mezzo alla strada da una scossa elettrica causata da un palo della luce i cui fili erano scoperti, fu sufficiente che tu ti avvicinasti con gli indumenti umidi perchè una botta ti stendesse per terra. Che paura! Il buio della notte fu rischiarato però dalle luci di un aereo che, volando a bassa quota, illuminò le nuvole cineree e come un fantasma comparve davanti a noi lo ieratico viso di Abu el Hol, il padre del terrore, la Sfinge. Dietro di lei lampeggiarono le sagome delle piramidi… un taxista ci urlò qualcosa di incomprensibile, dapprima scappammo, poi accettammo il passaggio e scoprimmo che dialogare era difficile, ma non impossibile. Ricordo come l’esperienza egiziana ci fece balzare dal mondo dei sogni alla realtà, scoprimmo che la cifra della borsa di studio non era sufficente a coprire tutte le spese di un costoso soggiorno in Egitto, ed allora: panico. Le nostre famiglie con grandi sacrifici ci supportarono, tuttavvia noi ci ingegnammo: tu a cantare all’Hotel Marriott di Zamalek, dove abbiamo abitato in Sharia Ismail Mohamad, ed io come consulente archeologica di tour operator, o come docente all’Istituto Italiano di Cultura. Con noi abitava Gabriella Campassi.Poi l’esperienza del coprifuoco, una sorta di rivolta miltare si abbattè sull’Egitto nel febbrario 1986 , udivamo in lontananza spari e bombardamenti, gli unici contatti erano con i nostri compagni di corso cecoslacchi Petr Zemanek e Zdenek Yezek che, dall’Ambasciata di Giza, ci tenevano informati su ciò che accadeva. Poi ricordo le prime ore di libertà, come folli sconsiderati ci eravamo incamminati verso Giza per vedere il disastro, un silenzio spettrale rotto dai cingoli dei tank, accanto a noi sfilavano gli elmetti blu delle forze armate egiziane. Scattammo una marea di foto che fu impossibile avere perchè ingenuamente portammo il rullino a sviluppare, ovviamente ci fu riconsegnato tutto annerito…
Caro amico mio, compagno insostituibile così Gibran scrisse
Allora Almitra parlò dicendo:
Ora vorremmo chiederti della Morte.
E lui disse:
Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
Ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
Poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.
Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
Confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell’eternità.
La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l’impronta regale?
E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?
Che cos’è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos’è emettere l’estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.”
Gli antichi egizi avevano una singolare visione della morte: pensavano che l’essenza di noi mortali fosse divisa in tre elementi il Ka, il Ba e l’Akh. Il primo era una sorta di alter ego, la forza vitale dell’essere, colei che ha bisogno delle offerte funebri per vivere; il Ba era invece uno spirito che, in forma di uccello, poteva entrare ed uscire dalla Duat, l’Aldilà, tornando dai propri cari, presso la propria casa, ed infine l’Akh era lo spirito divino che è in ciascuno di noi e che con la morte si sarebbe ricongiunto alla splendida luce divina trasfigurandosi.
Questa notte sono stata attratta dal canto di un usignolo, erano le 3,50. Ciao Piero!





Grazie Stella per questi preziosi frammenti di Piero che conoscevo solo attraverso i suoi ricordi. Maggie (Firenze)
ciao stella non ti ho mai conosciuta ma conosco il tuo nome, questa pagina dedicata al nostro amico è veramente toccante e voglio ringraziarti per questo….
ciao Stella,
io ti conosco,sicuramente tu non ti ricorderai di me.Io son Daniele,un cugino di Piero,dei momenti che Tu hai vissuto con lui all’estero,Io conservo gelosamente la sua voce lontana al telefono,e le sue lettere,che puntualmente mi arrivavano e che lette ora,riportano Piero più im vita di molti vivi.Ora non posso fare altro che ringraziarti,sperando di poterti incontrare un giorno,e poi non voglio chiederti molto,me la faresti avere una copia di queste bellissime foto?
Grazie di cuore,Daniele.
Grazie Stella,
anche da parte di tutto il grande popolo in rete:
http://www.facebook.com/pages/Onore-a-Pietro-Colazzo-eroe-salentino-ucciso-a-Kabul/334387032759
Bellissima testimonianza verso quello che sicuramente per te è stato un uomo molto importante.Da circa un mese mia figlia è in Afghanistan e solo i genitori come noi possono capire l’ansia nell’attendere il ritorno di una persona cara.Il ritorno di persone speciali.Grazie Stella.
Domani saranno trascorse tre settimane da quel nefato giorno, noi non dimenticheremo e siamo vicini a tutti coloro che come voi avete persone a servire il bene del mondo, persone davvero speciali… grazie a voi dei doni che ci date!
Hello to all those friends who are friends of Mr. Pietro,
he was very kind, he was the best one, he was sooooooooo kind, he was very brave and a very honest person to Afghanistan, serving Afghans with his full honesty. God bless him and wish his soul rest in peace.
I do wish his remenants joyful life, relaxed life, peace life and covered from the rest of grieves.
Thank you Aziz for your witness,
we know for sure that he was a special Man, deeply, because his soul was fresh and genuine as a childe, but sensitive and clever with strong beliefes as only few personality in the history have had.
Stella (Nagma)
what we can do for him now is only PRAY, I do accept and confirm all what you have written about, he was really special and was very good, he was the best, I do miss all what he was telling me.
everyday, and in each moment of it I pray for him, as the wisdom and religions suggest that is the only way to let him enter in the paradise…
Solo oggi la sorella di Pierantonio mi ha suggerito di leggere questa testimonianza, quindi solo oggi posso dirti che apprezzo molto il tuo pensiero, questo sottile solco d’amore che hai tracciato e che, in qualche modo, riesce a radunarci ancora attorno a Pierantonio. Amici, conoscenti, estranei…
Io mi ricordo di te o, meglio, ricordo il tuo nome e la tua figura dai racconti (e non resoconti) che Pierantonio mi faceva di quella meravigliosa esperienza all’università. In quel periodo eravamo molto vicini, io vivevo di riflesso il suo entusiasmo per la conoscenza, che fosse della lingua o di nuove persone o di nuovi luoghi o nuove percezioni.
E’ bello leggere il tuo punto di vista, è una sensazione di partecipazione “multidimensionale” a qualcosa di cui non tutti hanno potuto essere parte.
Grazie per le delicate parole anche se riaccendono un fuoco apparetemee sopito e fanno emergere tra le ciglia dolorose perle trasparenti e tracimare dall’animo dorati rivoli porpora…intuisco chi tu sia per la fluida dolcezza del tuo messaggio ed avverto quasi un sorriso di chi assente…
Lui era l’amico di Gibran, il bisogno saziato, l’amico lontano, quello a cui si poteva dire tutto e anche senza parlare capiva il mio pensero, lui è…l’amico…